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La nostra storia

Il Comune di Portici ha una popolazione residente di 60139 ab. Si estende su una superficie complessiva di 452 ettari con un perimetro di circa 13 Km e confina con Napoli, Ercolano  e S.Giorgio a Cremano.

 

Il nome di Portici, secondo alcuni autori, deriverebbe dai portici del foro dell'antica Ercolano, mentre secondo un'antica leggenda Portici sarebbe stata fondata dai romani intorno alla villa di Quinto Ponzio Aquila, nobile romano, congiurato contro Cesare, caduto nella battaglia di Modena del 43 a.C.

 

A conferma di tale leggenda, ci sarebbe il reperto, ritrovato sotto gli scavi di Palazzo Mascabruno, raffigurante un'aquila, attualmente emblema dello stemma comunale, che reca sotto gli artigli le iniziali Q.P.A.

 

Portici era un piccolo casale, che nel 1415, per volere della Regina Giovanna II, fu ceduta al nobiluomo e avventuriero napoletano Sergianni Caracciolo insieme ad altri territori vesuviani , in cambio di denaro.

 

Dapprima Tenuta, poi Capitania dal 1454 , Portici divenne feudo nel 1638, quando Anna Carafa , viceregina e già  Capitana di Portici, acquistò i casali vesuviani messi in vendità dal  Re. L'epoca feudale fu assai buia per i porticesi come  durante la dominazione dei crudeli fratelli Troise, ai quali la famiglia Carafa concesse in fitto i feudi vesuviani dal 1671 al  1674.

Questo periodo fu duro anche per la disastrosa eruzione del Vesuvio del 1631, che causò la morte di quattromila uomini e seimila animali.

 

Per commemorare tale sciagura, lo studioso Padre Orso che dimorava nella casa dei gesuiti, ebbe l'incarico dal vicerè di comporre il testo di due lapidi. La prima fu  murata al confine  fra Torre del Greco e Torre Annunziata, l'altra a Portici di fronte all'attuale via Giordano, e poi successivamente spostata all'imbocco della via del  Granatello (oggi Gianturco).

Portici si liberò dal giogo feudale stringendo un patto di alleanza con i vicini comuni di Resina e Torre del Greco.

 

Il 17 dicembre 1698 porticesi, resinesi e torresi reclamarono insieme il diritto di prelazione sull'acquisto della loro terra e si raccolsero in ogni famiglia i fondi necessari per il riscatto feudale.

Il 18 maggio 1699 il presidente della Regia Camera della Summaria, don Michele Vargas Maciucca, decretò che Portici, Resina e Torre del Greco fossero sciolte dal vincolo feudale.

Il periodo aureo di Portici, libera ed autonoma, iniziò con l'arrivo di Carlo III di Borbone che decise nel 1738 di costruirvi la propria residenza estiva. Attorno al Palazzo Reale l'aristocrazia napoletana fece edificare le proprie residenze dando vita al fenomeno architettonico noto come "Ville Vesuviane del Miglio d'Oro".

 

 

Territorio

Portici possiede un piccolo golfo: il Granatello (Ranatiéllo, in napoletano). Il nome deriva dal fatto che anticamente, dalla Villa di Portici, fino al Convento della Santa Maria, nel Settecento, erano presenti molte piante di melograno (in napoletano Ranate).

 

 

Monumenti e luoghi d'interesse

Miglio d'oro

A Portici sono presenti numerose ville che fanno parte del cosiddetto Miglio d'oro del settecento napoletano, tutte edificate da ricchi nobili partenopei che scelsero la zona per la bellezza dei paesaggi e per la salubrità dell'aria. Tra le ville vanno menzionate:

Villa Savonarola, sita sul Corso Garibaldi, arteria principale che collega la città di Portici con Napoli, il capoluogo campano, oggi ospita alcuni uffici del Comune, ed è la sede dei matrimoni civili;

 

Villa Fernandes, sita su Via Armando Diaz, oggi sede di Associazioni;

La villa d'Elboeuf è un palazzo settecentesco costruito a Portici nel 1711 oggi in fase di ristrutturazione.

 

La Reggia di Portici

È sede della Facoltà di Agraria dell'Università degli studi di Napoli "Federico II", nata dalla trasformazione della Scuola superiore di agricoltura, poi divenuta Istituto superiore agrario e, con la riforma entrata in vigore nell'anno accademico 1935-1936, trasformata in facoltà universitaria. Tale scuola è situata nella Reggia voluta da Carlo di Borbone. Nella Reggia è presente un Bosco, detto "Real Bosco di Portici".

 

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

Nel museo, situato nel comune Portici, si conservano  le prime locomotive entrate in servizio sulla Napoli-Portici (prima ferrovia d’Italia ) e molti altri oggetti legati alla storia della ferrovia italiana. La ferrovia Napoli-Portici fu voluta dal re Ferdinando II di Borbone, che richiedeva un collegamento pratico con la città vesuviana.

 

Santuario di San Ciro

Fu edificato dopo L'eruzione del Vesuvio del 1631.

San Ciro Patrono di Portici

 

A due passi da Portici troviamo gli scavi di Ercolano

Gli scavi archeologici di Ercolano hanno restituito i resti dell'antica città di Ercolano, seppellita sotto una coltre di cenerilapilli e fango durante l'eruzione del Vesuvio del 79, insieme a PompeiStabiae ed Oplonti.

Ritrovata casualmente a seguito degli scavi per la realizzazione di un pozzo nel 1709, le indagini archeologiche ad Ercolano cominciarono nel 1738 per protrarsi fino al 1765; riprese nel 1823, si interruppero nuovamente nel 1875, fino ad uno scavo sistematico promosso da Amedeo Maiuri a partire dal 1927: la maggior parte dei reperti rinvenuti sono ospitati al museo archeologico nazionale di Napoli, mentre è del 2008 la nascita del museo archeologico virtuale che mostra la città prima dell'eruzione del Vesuvio.

Il sito di Ercolano, gestito dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, viene visitato mediamente da trecentomila turisti ogni anno: nel 1997, insieme alle rovine di Pompei ed Oplonti, è entrato a far parte della lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

 

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